| Rivista del C.A.A.I. |
| N° 102 |
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Dopo la lettera di Quintino Sella sulla salita al Monviso e le memorie di Christian Klucker, la collana “Di monte in monte” di Tararà, accoglie un altro volume in deroga all'impostazione originaria principalmente estetica. Si tratta di Montagne del Mondo, distinto dagli altri anche per il grande formato (19x25, 496 pagine), una serie di studi etnologici, ecologici (comprendenti idro-geologia e climatologia) e socio-economici dedicati alle aree montane del globo. I curatori Bruno Messerli e Jack D. Ives spiegano nel capitolo introduttivo (Una priorità globale) le ragioni “politiche” dell'opera. Essa si collega alla Conferenza Mondiale di Rio 1992 e precisamente al capitolo 13 (Gestione degli ecosistemi fragili − Sviluppo sostenibile della Montagna) di Agenda 21 (direttive per affrontare le sfide del 21° secolo). Vi si trovano riuniti in forma sintetica i risultati della verifica, prevista da quella Conferenza per il 1997 (Rio Plus Five), dei progressi riscontrati nel settore, verifica coordinata dalla FAO (organizzazione per l'alimentazione e l’agricoltura dell'ONU). L’opera è comunque rigorosamente scientifica. In particolare il capitolo introduttivo (pp. 3-16), la cui attenta lettura deve evidentemente precedere la consultazione del volume, si occupa della definizione di area montana, dei processi fisici che vi hanno sede e della dimensione umana che la caratterizza. Carattere specialistico hanno invece i capitoli seguenti (2-17), che potranno quindi essere consultati anche separatamente, affidati a esperti a livello internazionale e tutti riferiti a quella che oggi si dice scala globale. Essi approfondiscono i vari aspetti del rapporto uomo (società) − montagna, dalla situazione pregressa a quella prevedibile. Riteniamo di dover segnalare l’interesse di quelli che riguardano la vita delle popolazioni (famiglie e comunità) (cap. 4), l’attività agricola (cap. 14), il cambiamento climatico (cap. 17), mentre altri si riferiscono a problematiche di protezione ambientale e di frequentazione turistico-sportiva della montagna più note ai nostri abituali lettori. Gli ultimi due capitoli si ricollegano alle direttive di Rio 1992 e fanno il punto della situazione.
Non esitiamo a raccomandare il volume, almeno come opera di consultazione, a chi sente la necessità, per altro oggi difficilmente eludibile, di farsi una seria cultura ambientalistica. Non si direbbe una pura coincidenza che il successivo volume della collana (Vallese-Tibet, Icona dei contadini di montagna, di Maurice Chappaz, 72 pp.), opera breve di letteratura secondo l'impostazione originaria, tratti la vita delle popolazioni di montagna da un punto di vista ben diverso da quello dello scienziato, non alternativo ma complementare ad esso, e con la stessa apertura spazio-temporale (dalle radici antiche alle tracce ancora riconoscibili oggi, dalle valli alpine a quelle himalayane) |
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