"Commozioni da osteria, da pagine scritte così profonde e presto svanite. Ne avevamo dispensate in ogni paese."
Porporì - Erminio Ferrari
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Nuova Resistenza Unita
01/05/06
La Liberazione di Erminio Ferrari
“Questo non è un libro di storia, semmai racconta una storia”dice l’autore. Storia personalmente rivissuta di quel figlio di sua nonna, di cui porta il nome, caduto nella difesa di Cannobio, e storia corale delle molte voci (partigiani, civili, autorità dell’uno e dell’altro campo, documenti, risonanze giornalistiche al di qua e al di là del confine) della “Liberazione”.
“Il 25 aprile 1945, il Cesarino salì in cima al campanile e vi piantò il tricolore”. Così l’incipit. Non di quella Liiberazione “racconta” però il libro, ma di quella “minore” esaltante e dolorosa, di Cannobio, nel settembre 1944, degli eventi che ne diedero l’avvio (uno scontro a fuoco con tre morti tedeschi la sera del 26 agosto), della rappresaglia tedesca sulla popolazione, della azione partigiana su Cannobio con l’immediata resa tedesca e l’iniziale difesa fascista, la festa popolare ma anche i silenzi di chi si sentiva più dall’altra parte.
Una sola settimana di libertà, poi una massiccia controffensiva tedesca e fascista, dal lago, rioccupò Cannobio, quasi sguarnita, il 9 settembre, proprio mentre, al di là della Cannobina si stava per liberare Domodossola.
“…una storia. E nel raccontarla ne cerca il senso”. Gli ultimi sette capitoli ci portano alla riflessione d’oggi sul senso, sui valori e sugli errori, sulle successive rimozioni e reticenze, sul rapporto non facile fra Resistenza e popolazione e sul debito che oggi noi tutti abbiamo con combattenti e civili di allora: moralità della resistenza attiva e combattente e moralità della reistenza civile, quotidiana. Citando Todorov, dice l’autore, questi partigiani, al di là dell’efficacia immediata, “contribuiscono, con la loro azione, al formarsi dell’immagine che la collettività avrà di se stessa…essi agiscono dunque per il bene pubblico”.
Gianmaria Ottolini
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