| Ecorisveglio |
| 06/04/05 |
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| Gino Vermicelli, racconto di quasi una vita |
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| ‘Gino Vermicelli è nato a Novara il 24.4.1922, non si sa quando e dove morirà, per ora fa l’apicoltore’. Quest’epigrafe è stata scritta da Vermicelli stesso, morto a Verbania nel 1998. Avrei dovuto rendergli omaggio prima, ma il cuore mi ha sempre detto di aspettare. Infatti è stata una fortuna questo mio tentennamento. Complice Pieranna Margaroli, che mi ha fatto dono del libro ‘Babeuf, Togliatti e gli altri’ (Edizioni Tararà), ho potuto conoscere e meditare su quest’ultima intervista incompiuta di Gino Vermicelli ed ho scoperto episodi della sua vita che non conoscevo o che conoscevo a frammenti. In questo suo libro-intervista Vermicelli ci dice, in sintesi, che esistono cose nella nostra vita che non pensiamo possano esistere e, quando ce le racconta qualcuno, nel nostro caso un amico, riusciamo a vederle benissimo, anzi crediamo addirittura di averle sempre sapute. Più che un’intervista, lo chiamerei un testamento sociale-letterario-politico-storico. Di Gino Vermicelli, dei nostri incontri, a dir la verità pochi, ho dei ricordi nitidi e dolcissimi. Prima telefonici, quando lo invitavo a collaborare con ‘Microprovincia’ e lui si giustificava dicendo che non scriveva racconti. Siamo, se ricordo bene, nel 1984, poi finalmente il suo primo racconto nel 1985 e gli altri, fino agli anni Novanta. In questi giorni, mentre rileggevo i suoi lavori, un’amica incuriosita mi ha chiesto chi fosse. Una domanda che su qualsiasi altro autore può mettere in difficoltà, invece mi ha strappato un sorriso. Per me lui è stato prima di tutto un bravo scrittore e lo dimostra il successo del suo splendido ‘Viva Babeuf’. Un libro, amava ripetere, che aveva scritto pensando ai giovani, a chi non aveva vissuto la Resistenza. Desiderava che essi non pensassero ai partigiani come gente diversa da loro, ma simile nei sentimenti, nelle speranze. L’invito che rivolgeva ai giovani era questo: non siate subalterni. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo ha potuto leggere nei suoi occhi un velo di tristezza che accompagna quasi sempre i grandi personaggi. Un velo che si scioglieva quando incominciava a parlare di politica, di letteratura. Altri aspetti che non voglio dimenticare, anzi che voglio regalare ai giovani di oggi, erano la sua coerenza, la lealtà, l’altruismo, il coraggio, ma soprattutto l’identificarsi nel suo Babeuf, mentre lottava contro queste ingiustizie. Per poco ci riusciva. Gino Vermicelli, avrai sempre un posto nel mio cuore e spero di tutti i cittadini onesti della tua Verbania. |
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| Franco Esposito |
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