| Il Manifesto |
| 10/10/96 |
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RESISTENZA 1944, le memorie di una vallata |
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VALGRANDE. Per i più solo un nome, una valle come un 'altra. Per gli amanti della natura un parco nazionale. Ma per chi ha fatto il partigiano su quelle vette e anche per chi ha sentito raccontare dai protagonisti di quel tragico 1944 è molto di più. E mentre quegli anni si allontanano e i protagonisti di allora sono sempre meno e il revisionismo Storico rischia di stravolgere la nostra storia, quella vissuta dai nostri padri e dalle nostre madri, ogni tentativo di mantenerne viva la memoria è senza dubbio apprezzabile. Anche se «il senso di questa memoria non è sempre visibile», come scrive Erminio Ferrari nel suo libro In Valgranda, memoria di una valle. Un insieme di natura e Storia raccontata da chi ha la passione della montagna, ma soprattutto quella di ascoltare le testimonianze di questi alpigiani di poche parole. E poi raccontarle rispettando anche il loro linguaggio forse un po' ostico per chi non vi ha dimestichezza, ma Ferrari ha fatto anche studi sui dialetti e quindi la sua non è una scelta casuale. E in tutto il libro, tra una cima e l'altra. tra una baita e un sentiero ricompare lo spettro di quel Quarantaquattro che nessuno può dimenticare. «La Valgrande era la loro (dei partigiani, ndr) terra libera, fino ai roghi del giugno '44, il rastrellamento, le imboscate, la fame, fucilati, le baite violate». Straolgio, Fomà, Portaiola, Malesco, e le fucilazioni di Finero, fino all'eccidio di 42 partigiani a Fondotoce con in testa la Cleonide Tomasetti, lei che era arrivata dal Lazio a Milano «facendo la serva in casa di signori e coltivando vaghi ma sinceri sentimenti comunisti». Cleonide appare, sull'unica foto rimasta, con il capo chino sotto il cartello portato da due prigionieri avviati alla fucilazione su cui c'era scritto: «Sono questi i liberatori d'Italia o sono i banditi?». E la sera dopo i fascisti e i tedeschi che festeggiavano all' osteria.
Il tutto succedeva alla vigilia della nascita della repubblica dell'Ossola, il 10 settembre, un' altra esperienza straordinaria e drammatica. Sarebbe durata solo fino al 22 ottobre, e ancora oggi scrive Ferrari, la si ricorda, dopo aver bevuto qualche bicchiere, suonando “Quaranta giorni di libertà”, la sigla dello sceneggiato televisivo realizzato, par l’appunto, sulla Repubblica dell’Ossola. |
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| Giuliana Sgrena |
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