| Gli altri |
| 02/01/10 |
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L’anno si è appena chiuso. Se ne schiude subito un altro bello fresco come un uovo da sorseggiare, ma prima di dedicarci a lui ci piacerebbe parlare ancora un po’ di qualche libro del 2009 che per un motivo o un altro non ha avuto il successo, l’attenzione, il seguito che avrebbe meritato. Cominciamo con quell’enorme risorsa per le lettere italiane che è l’ultimo grande irregolare, il marchigiano ma ormai da decenni cittadino di Oslo (sì, proprio Oslo!) Luigi Di Ruscio. Di Ruscio ha ottant’anni ma l’energia di un Rimbaud, anzi con gli anni diventa sempre più ribaldo e ispirato.
Cristi polverizzati (Firenze, Le lettere, pp. 332, euro 25) è un torrenziale romanzo di formazione (o deformazione?), dove storia e autobiografia vanno a braccetto, fanno a cazzotti, si sfidano a sciabolate, si amano e si odiano. «Romanzo memoriale» lo definisce l’autore.
Di Ruscio scrive di sé, sotto le mentite spoglie del caustico poeta Smerri, e degli altri, in un fluviale resoconto psichico, dove le risultanze della mente contano più dei fatti esterni. A mo’ d’esempio ecco l’incipit, bello e terribile: «Parto difficilissimo, spesso si nasce venendo stritolati, lo shock del’aria freddissima rispetto al calore del ventre materno, la luce vivissima, i rumori assordanti, la poesia retrocede verso la prima angoscia».
Un altro grande scrittore passato in sordina è lo svizzero tedesco Meinrad Inglin: La valanga e altri racconti (Verbania, Tarara’, pp. 155, euro 15) è il titolo del primo libro tradotto in Italia. Cinque racconti di luce e di tenebre, ambientati nella campagna e nella montagna dei cantoni svizzeri. Storie ruvide e scarne, di scontri tra l’uomo e la natura, stile tagliente come una selce.
«Un giorno di settembre tre uomini dello stesso villaggio partirono per un’escursione in alta montagna. Erano considerati dei bravi scalatori e nessuno dubitava del fatto che sarebbero ritornati sani e salvi; ma in realtà soltanto due di loro tornarono vivi a casa» è l’incipit secco di Tre uomini nella tormenta. Un’ottima alternativa a Mauro Corona, diventato ormai più che uno scrittore un marchio di fabbrica.
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| Flavio Santi |
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