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 home >> dicono di noi >> Per un'architettura dell'acqua - Büvetta Tarasp - Ein haus des wassers 

| 'SLOW', rivista internazionale |
| 01/07/01 luglio-settembre 2001, pagg. 92-95 |
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| La coltura dell'acqua |
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Michael Jakob e Giordano Tironi, nel loro bel libro Per un'architettura dell'acqua, pubblicato da Tararà Edizioni di Verbania, fanno incontrare il loro lettore con una sconcertante poesia di Raymond Roussel, La source (La fonte), dedicata, nel 1904, a una bottiglia di acqua minerale:
Sur ma nappe est poséee une haute bouteille
D’eau minérale en vogue; on la vante, on conseille
Son usage abondant et surtout incessant
Sur un large papier d’un rose caressant
Entourant fixement la bouteille à sa base
Un dessin y figure où du monde s’écrase
Aux abords d’une source une donneuse d'eau
En tablier, ayant en guise de chapeau
Un noeud de ruban dans les cheveux; sert la foule
Elle tient par le fond un grand verre qui coule
Tant il est plein de l’eau divine qui guérit
Sulla tovaglia è posta una bottiglia
D’acqua minerale; se ne consiglia
L’uso copioso ancor che frequente
In una carta d'un rosa avvenente
Che fascia la base e tutta la cinge.
Nel disegno, la gente si stringe
Intorno alla fonte ove l’acquaiola
In grembiule, con un bel nastro a spola
Fra i suoi capelli, serve la folla
Sorreggendo la coppa che rampolla
Tant'è colma dell’acqua guaritrice.
(traduzione di Olga Perla)
Il volume appartiene alla collana “Di monte in monte” ed è scritto nelle quattro lingue nazionali svizzere (italiano, tedesco, francese e romancio). Un sito in particolare risalta: tra i monti dei
Grigioni, della bassa Engadina, la ‘Büvetta Tarasp’ ovvero la casa dell’acqua, fulcro della stazione termale, che nella seconda metà dell’Ottocento era frequentata dalla buona società. La stessa migliore società cui apparteneva lo scrittore Raymond Roussel. L’ideologia termale nasceva da un ramo dell'igienismo settecentesco. L’acqua, per secoli accusata di essere veicolo di infezione, passa, per ribaltamento semiotico, da elemento di morte a fonte di vita. L’ideologia medica, fortissima, innalza l’elemento acqua a elemento di purezza. Ovunque in Europa si sviluppa dalla metà dell'Ottocento, l’elegante turismo idrico. Le città termali diventano sistemi di oggetti: grandi e piccoli alberghi, ospedali, luoghi di cura del bere e dell'idroterapia. L’acqua è diventata il nuovo prodotto ideologico, fervidamente sostenuto dai medici che, con esso prodigano infinite cure. In questi luoghi, si riuniscono malati e malati immaginari che trascorrono periodi più o meno lunghi alla ricerca di incontri e passerelle mondane, ampiamente descritti da scrittori e giornalisti.
Dall'acqua, elemento per definizione puro e trasparente, scaturisce una vera epifania materica: ci sono templi dell'acqua, pagode dell'acqua, numerose fontane, sculture, infiniti luoghi di messa in scena dell'elemento. La Büvetta è non solo un bel padiglione, ma il santuario dell'impianto termale. L'edificio è sacro e, oggetto del culto, è l’acqua culto, che zampilla eternamente. Nuove Naiadi custodiscono la fonte e porgono un bicchiere numerato all'utente che gode di questa dolce attenzione. A tavola poi, si ritrova la stessa acqua. Se la cura si rivela proficua, il paziente riparte con le sue bottiglie e, tornato a casa, prolunga la terapia. Il business diventò così fiorente che astuti chimici di Brighton crearono uno spazio dove da ognuno dei 40 rubinetti sgorga un'acqua particolare riformulata, dietro le quinte, con tutte le componenti chimiche di quelle d’origine: Vichy, Vals. Sankt Moritz, Tarasp...
Tarasp non è una delle tante stazioni termali, sul suo territorio esistono numerose fonti visibili e invisibili ognuna delle quali con una composizione, un sapore, un odore specifici. Ma solo quattro di queste fonti, gasate naturalmente, vengono captate e portate alla Büvetta tramite tubature. Tarasp è una finestra geologica percorsa in superficie dal fiume Linn e negli strati più profondi e interstiziali da numerosi itinerari che veicolano liquidi dalle origini estremamente diverse. Tarasp è un luogo dominato dall’acqua, dalle acque, dai loro infiniti rumori. La natura viene percorsa dai sotterranei cammini dell'acqua che l'agiato turista ripercorre in superficie a sua volta, scendendo dalla foresta per il sentiero e man mano assaggiando a ogni fonte un nuovo sapore. Onnipresente, l'acqua entra nei parchi termali e nei giardini dei Grand Hotel in stile monumentale, luoghi di contatto con una natura non certo aspra come quella dei monti soprastanti.
Neutra o da collezionismo
Oggi Tarasp non gode più dell'antico splendore. tuttavia il libro delle edizioni Tararà può far sperare in una sua rinascita. Intanto, c'è da riflettere per capire l’attuale legame tra la gestione dell'acqua potabile e la sua rarità. L’Europa ottocentesca era in cerca di acque peculiari per fondare località termali. Noi oggi sappiamo che l’acqua sta diventando un bene rarefatto nel pianeta. Alla sua luce, può essere interpretato il conflitto tra Israele e la Giordania, la tensione tra la Turchia e la Siria; esistono forme di ecoterrorismo, si registrano privatizzazioni di numerose compagnie di distribuzione dell'acqua. Si parla di progressiva desertificazione della terra, di inquinamento delle falde freatiche; la richiesta idrica cresce negli ingranaggi del mondo industrializzato; 6 miliardi di persone devono bere e lavarsi. L’acqua potabile sta diventando preziosa. Perciò, trasportarla e controllarla è una forma di potere. In tale situazione, appare emblematico il progetto di una multinazionale che propone un’acqua potabile non minerale, un’acqua zero che essa intende vendere in tutto il mondo. Un’acqua slegata da ogni luogo, priva di ogni fonte o sorgente che sia, senza sapore, senza odore, neutra, per tutti. All’opposto, acque minerali come vitigni pregiati. frutto di pluriannuali percorsi sotterranei in specifici ambiti geografici e geologici, diventano acque da collezionismo.
Quello che era uno dei quattro elementi della fisica antica, forse richiede una particolare cura. Ogni territorio è caratterizzato per la molteplicità degli alimenti e dei modi di cucinarli. Non c’è motivo quindi di lasciarci imporre un liquido inodore e insapore per tutti. La rarefazione dell'acqua sarà l'occasione per vedere di nuovo, in questo elemento, la vita del pianeta: unica eppur segnata da ogni particolarità e specificità geologica. Il giardino degli arabi, che dovrebbe diventare il modello della terra, era il luogo dove si coltivava l'acqua. Anche la Büvetta di Tarasp era un modo di coltivarla. In riva al deserto o tra i monti dei Grigioni ogni parte del disegno del territorio era pensata in funzione dell’acqua. A maggior ragione la globalizzazione del problema dell’acqua fa del pianeta un unico giardino in cui la preoccupazione maggiore dovrebbe essere di raccoglierla e di saperla ridistribuire. Coltivarla significa riplasmare il territorio rispettando le esigenze dell'acqua. Gli Etruschi avevano sistemi di drenaggio in tutto l'Appennino. Sulla terra la stessa acqua a circolo chiuso ti serve un giorno per irrigare il tuo giardino, il giorno dopo per berla e poi per lavarti... Perciò devi preservarla in tutti i suoi percorsi: ghiacciai, pendii della montagna, campi delle colline, pianure, fino al mare... La manutenzione delle foreste, un'agricoltura ben fatta, un riassetto idrogeologico dei fiumi sono azioni prioritarie per una politica territoriale che non veda nel paesaggio mera estetica, ma un recupero delle acque, la linfa della nostra terra. |
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| Sophie Agata Ambroise |
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